“Noi” e “loro”

La disabilità è ancora vista come qualcosa che rende la persona diversa, così tanto che si finisce per pensare che faccia parte di un mondo diverso.

Cosa è successo

La notizia che ci ha mosso nello scrivere questo articolo arriva da Pinerolo, dove uno studente di 19 anni ha aggredito un compagno con disabilità utilizzando un accendino, un atto poi filmato da altri ragazzi presenti.

Un caso che ha scosso l’opinione pubblica, sia per la gravità del gesto sia per le motivazioni espresse dal ragazzo che ha dichiarato: «Non sopporto i disabili».

Ad oggi il ragazzo è stato espulso da scuola, così come il gruppo che ha filmato l’accaduto.

Come associazione attiva e presente nei contesti scolastici e universitari, non possiamo però esimerci dall’approfondire quanto accaduto.

La disabilità vista come un “mondo a parte”

Senza entrare nel merito personale del gesto possiamo sicuramente affermare che, ancora oggi, la disabilità e le persone con disabilità vengono percepite come elementi “altri” rispetto alla fantomatica normalità.

Come se avere una disabilità rendesse automaticamente una persona distante dal mondo di chi non vive la stessa condizione.

È un pensiero comune, più diffuso di quanto si creda, che attraversa diversi settori della società: a partire dalla politica — che spesso rende sperimentali decreti, progetti e risorse legati alla disabilità e al progetto di vita, applicandoli solo in alcune regioni e a determinate condizioni — fino alla scuola, dove si è tornati persino a parlare di classi differenziate.

Tutto questo non fa che allontanare le persone con disabilità dalla comunità, dalla vita sociale, dal lavoro e dallo studio, intaccando anche i rapporti personali, d’amicizia e professionali.

L’idea che esista un “noi” e un “loro” è però totalmente sbagliata, e ce lo dimostra la definizione stessa di disabilità.

Cos’è veramente la disabilità

La disabilità è una componente umana, una condizione propria della natura e dell’essere umano.

Avere una disabilità, quindi, non rende una persona diversa nel suo essere tale, ma nel modo in cui vive lo spazio e gli ambienti, esattamente come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD).

Nella vita quotidiana di una persona con disabilità ci sono sicuramente delle differenze rispetto a una persona che non vive la stessa condizione.

Ciò non toglie che la sua importanza in quanto individuo sia esattamente la stessa, così come ad oggi è imperativo chiedere sempre più attenzione alla costruzione e alla modifica degli spazi, fisici e digitali, così da rimuovere sempre più barriere e consentire alle persone di vivere e di trovarsi insieme.

Se c’è un ostacolo quindi, non è in chi vive una condizione di disabilità, ma nei luoghi, nelle risorse e nella comunicazione.

L’importanza della comunicazione

La comunicazione gioca un ruolo fondamentale nella percezione della disabilità: proprio attraverso le parole e le immagini abbiamo l’opportunità di plasmare una visione diversa di questa condizione, meno distante e più unitaria.

La disabilità è una componente umana, eppure continuiamo a parlare delle persone che la vivono usando etichette estreme come “angeli”, “eroi”, “maestri di vita”, “poverini”, “inabili” o “ostacoli”.

È importante che comunicatori, insegnanti, politici e attivisti trattino la disabilità nel modo corretto.

Non si tratta di applicare una censura, come qualcuno pensa, ma di restituire un’immagine reale delle persone: né troppo romantica, né troppo catastrofista, né tanto meno subordinata.

Non dobbiamo limitarci a raccontare belle storie, ma costruire una cultura di impatto che possa unirci, non dividerci.

 

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